Gabriele D’Annunzio

«Appare una camera adorna […]  nell’angolo, è un letto nascosto da cortine ricchissime […] in fondo, una finestra che guarda il Mare Adriatico […] Presso la finestra è un leggio con suvvi aperto il libro della Historia di Lancillotto […] e dal mezzo del pavimento sporge il maniglio di una cateratta, per la quale di questa camera si può scendere in un’altra».

Gabriele D’Annunzio, Francesca da Rimini, 1901

Con il restauro intrapreso tra il 1921 e il 1923 dall’ingegnere Umberto Zanvettori la Rocca di Gradara assume un aspetto teatrale e scenico, frutto della sintesi di diversi elementi stilistici che erano molto in voga nell’Italia di inizio Novecento.

Il 9 dicembre 1901 va in scena al Teatro Costanzi di Roma la Francesca da Rimini di Gabriele D’Annunzio, tragedia da lui dedicata “Alla divina Eleonora Duse”, che, seppur non ebbe  un grande successo di pubblico, fu molto apprezzata per il grande impatto scenico e visivo.

Un connubio perfetto quello tra Francesca da Polenta ed Eleonora Duse, come ebbe modo di dire lo stesso D’Annunzio: «Amarti ora e sempre»: una sottile allusione al duplice amore che legava da una parte la coppia dantesca e dall’altra celebrava pubblicamente l’amore tra il poeta e l’attrice, legati da affinità non solo amorosa, ma anche intellettuale e artistica.

Quando, nell’estate del 1901 D’Annunzio termina la scrittura della tragedia, il lavoro da realizzare è enorme, le scenografie monumentali e i costumi ricchissimi. Inizialmente il poeta affida il lavoro a Mariano Fortuny y Madraso, all’epoca uno dei maggiori scenografi e costumisti ma, vista la grandiosa operazione da condurre, si trova costretto a rifiutare, anche perché contemporaneamente sta portando avanti la sperimentazione sull’illuminazione teatrale indiretta che prenderà il nome di “Cupola Fortuny”.

D’annunzio vuole mettere in scena la sua Francesca e chiama a collaborare i più importanti personaggi dell’epoca: Luigi Sapelli detto Caramba per i ricchi costumi, Antonio Rovescalli per le scenografie, mentre Adolfo De Carolis si occupa dell’allestimento.

Da un confronto diretto con il testo teatrale è emerso che la Camera di Francesca sia  stata arredata proprio prendendo ispirazione dalla tragedia dannunziana; infatti molti sono gli elementi che la ricordano: il leggio con i due sedili accostati, il letto in posizione angolare, le decorazioni e le torciere in ferro. Oggi la Camera si presenta ulteriormente arricchita dalla presenza dell’abito di scena riprodotto e realizzato da Alberta Ferretti sui disegni originali di quello indossato dalla Duse nella tragedia.

OPERE

Alberta Ferretti riproduzione dell’abito indossato da Eleonora Duse nella tragedia dannunziana Francesca da Rimini, 2006