Dante e il Canto V

«Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Dante, Inferno, canto V, v. 127-138.

Dante e Virgilio subito dopo aver incontrato Minosse, il quale ha il compito di giudicare e indirizzare le anime nei diversi gironi dell’Inferno, si ritrova circondato dalle personalità dei lussuriosi, «i peccatori carnali che la ragion sommettono al talento».

Sono anime trasportate in un vortice di vento incessante che sembra “mugghiare” e lamentarsi, così come urla e bestemmie si odono provenire dai peccatori una volta giunti al baratro.

Tra i celebri dannati vi sono Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena di Troia, Achille, Paride, Tristano e Paolo e Francesca, coppia che cattura subito l’attenzione del poeta. Francesca da Polenta e Paolo Malatesti sono uno accanto all’altro e, solo dietro esplicita richiesta del poeta, si fermano per raccontare la loro triste storia.

In realtà è Francesca che racconta il tragico amore; Paolo non emette parola durante la lunga conversazione. Il racconto della graziosa fanciulla di Ravenna inizia con la descrizione del loro corteggiamento e in particolar modo fa riferimento alla celebre frase: «Quando leggemmo il disïato riso /esser basciato da cotanto amante, /questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante. / Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: / quel giorno più non vi leggemmo avante».

Il loro amore inizia così, dalla lettura del fatale libro sull’amore tra Lancillotto e Ginevra e così come fu tragico l’amore tra i due amanti, anche la storia tra i contemporanei di Dante non poteva essere altrimenti.

Dante rimane affascinato dalla dolcezza delle parole di Francesca e dalla sua gentilezza d’animo, che suscitano in lui molte riflessioni sui pensieri amorosi e sul desiderio passionale che portò i due amanti alla dannazione, fino a farlo piangere e perdere i sensi.

La descrizione che fa Dante dei due amanti è aggraziata, in linea con l’amor cortese del Dolce Stilnovo, secondo cui il sentimento sboccia nei cuori gentili spontaneamente e non è frutto di compromessi e patti politici.