Paolo e Francesca


«Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona. 
Amor condusse noi ad una morte. 
Caina attende chi a vita ci spense. 
Queste parole da lor ci fuor porte».

Dante, Inferno, canto V, v.100-108.

La Rocca di Gradara è un luogo magico e fiabesco in cui realtà e fantasia  si amalgamano in un sol mito, quello di Paolo e Francesca.

Leggenda vuole che durante il periodo medioevale proprio nella Rocca si sia consumata la tragica vicenda amorosa dei due infelici amanti incontrati da Dante nella Divina Commedia.

Francesca da Polenta, figlia del signore di Ravenna, venne destinata in moglie a Giovanni Malatesti, detto Gianciotto (“lo sciancato”), come ricompensa per il sostegno politico e militare offerto al padre della giovane, Guido da Polenta, per la cacciata della famiglia Traversari da Ravenna.

Benché le notizie tramandante siano piuttosto frammentarie, i documenti ci dicono che Giovanni Malatesti era brutto d’aspetto ma abile condottiero e coraggioso combattente. Suo fratello Paolo Malatesti, podestà di Firenze, al contrario, era un giovane bello e seducente, propenso all’ozio, ai piaceri della vita e dedito all’amore.

Un giorno mentre Paolo e Francesca erano intenti a leggere la storia d’amore di Lancillotto e Ginevra, vennero rapiti dal furor d’amor e furtivamente si scambiarono un tenero e passionale bacio.

Un servo fedele a Gianciotto, visto l’accaduto, non tardò a comunicarlo al padrone, il quale aspettò il momento fatidico per far irruzione nella camera dove si trovavano i due amanti, ma Paolo tentò di scappare da una botola nel pavimento…

Si pensa che la vicenda sia accaduta in un arco temporale che va dal 1283, quando Paolo Malatesti veniva insignito della carica di podestà a Firenze e il 1287, anno in cui Paolo non risulta più citato nei documenti familiari a causa del tradimento fatto al fratello Gianciotto.

Oltre a pochi documenti storici purtroppo le notizie su Paolo e Francesca risultano piuttosto lacunose e tratte per lo più da fonti letterarie.

Il primo a parlare dettagliatamente della loro vicenda è Dante nel canto V dell’Inferno, testo di ineguagliabile bellezza in cui è citato il famoso bacio nel verso pronunciato dalla stessa Francesca: «la bocca mi basciò tutta tremante», che Umberto Saba definì «il più bel verso d’amore che sia stato scritto».

La descrizione della scena e dell’incontro segreto d’amore è stata ulteriormente arricchita di particolari da Giovanni Boccaccio nel suo Commento alla Divina Commedia mentre tra fine Ottocento e inizio Novecento la storia dei due amanti gode di rinnovata fortuna, diventando il soggetto prediletto di opere d’arte di diversa natura, come dimostrano le rivisitazioni dell’opera di Silvio Pellico, Gabriele D’Annunzio, William Blake, August Rodin e molti altri artisti.

A questa aurea magica e misteriosa del mito di Paolo e Francesca diede maggior fortuna l’intervento di restauro intrapreso nella Rocca di Gradara dall’ingegnere Umberto Zanvettori che, seguendo la trasposizione dannunziana dell’opera Francesca da Rimini, ricostruì tutti gli elementi chiave del tragico amore nella Camera di Francesca, in linea con il revival medievalistico di inizio Novecento.